Quando una coppia entra in crisi, la domanda che spaventa di più è sempre la stessa: cosa succederà ai nostri figli? Affido, collocamento, mantenimento, casa familiare: sono questioni che intrecciano diritto e vita quotidiana, e che meritano risposte chiare, aggiornate e concrete. In questo articolo tentiamo di rispondere alle domande più frequenti dei genitori che si trovano ad affrontare una separazione o un divorzio, alla luce delle più recenti pronunce della giurisprudenza italiana.
Affido condiviso: la regola, non l’eccezione
L’affido condiviso è oggi il regime ordinario previsto dalla legge italiana. Significa che entrambi i genitori mantengono la responsabilità genitoriale e partecipano alle decisioni più importanti nella vita dei figli: scuola, salute, residenza. Tuttavia, affido condiviso non significa necessariamente tempi di permanenza al 50%.
Spesso si crede che, in caso di figli molto piccoli, il collocamento prevalente spetti automaticamente alla madre. Questo è un errore. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 6078/2026, ha chiarito in modo netto che il giudice non può basarsi sull’età dei figli come unico criterio per assegnarne il collocamento prevalente a uno dei genitori. Ogni decisione deve essere calibrata sulla specifica realtà familiare, valutando in concreto la capacità di ciascun genitore di prendersi cura dei figli, la qualità del legame affettivo, le modalità con cui ciascuno ha svolto il proprio ruolo fino a quel momento.
Il principio affermato dalla Suprema Corte è chiaro: le statuizioni su affidamento, collocamento e frequentazione dei figli devono rispondere a una valutazione concreta, non a schemi astratti — nemmeno quando si tratta di bambini in età prescolare.
Collocamento prevalente: chi decide e in base a cosa
Il collocamento stabilisce presso quale genitore i figli trascorrono la maggior parte del tempo. Il giudice lo determina applicando il criterio dell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, ai sensi dell’art. 337-ter del Codice Civile.
I fattori che il giudice considera includono:
- La qualità e la continuità del rapporto con ciascun genitore;
- La capacità di relazione affettiva e la stabilità della personalità del genitore;
- Le condizioni abitative e il contesto di vita;
- Le esigenze concrete del minore, legate anche alla sua età;
- Il rispetto del diritto del figlio a mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori.
Mantenimento dei figli: un obbligo che non viene mai meno
L’obbligo di mantenere i figli è uno dei principi più saldi del diritto di famiglia italiano. Esso non dipende dalla convivenza, né dalla titolarità della responsabilità genitoriale: è legato esclusivamente allo status di figlio.
Il Tribunale di Lecce, con la sentenza n. 497 del 6 febbraio 2026, ha ribadito che nella fase di crisi coniugale ciascun genitore è tenuto a contribuire al mantenimento della prole in proporzione al proprio reddito. Il giudice, se necessario, può disporre un assegno a carico di uno dei genitori a favore dell’altro, tenendo conto di:
- Le esigenze attuali dei figli;
- Il tenore di vita goduto durante la convivenza;
- I tempi di permanenza presso ciascun genitore;
- Le risorse economiche di entrambi;
- Il valore economico dei compiti di cura e domestici svolti da ciascuno;
Un caso limite — ma importante da conoscere — riguarda i minori allontanati dal nucleo familiare e collocati in una casa famiglia per provvedimento del giudice. Anche in questo caso, l’obbligo di mantenimento resta a carico dei genitori: se il Comune anticipa la retta della struttura, può rivalersi su di loro, salvo che questi dimostrino uno stato di indigenza.
Il superiore interesse del minore: il valore che guida tutto
Dietro ogni decisione giudiziaria in materia di figli esiste un principio guida ineludibile: i minori non sono proprietà dei genitori, ma persone in formazione, titolari di diritti autonomi.
Questo principio, ribadito di recente anche dal Tribunale per i Minorenni de L’Aquila con il decreto del 5 marzo 2026, significa che quando i diritti del bambino confliggono con le scelte o le convinzioni dei genitori, la bilancia pende, e deve pendere, verso il minore. Il diritto all’istruzione, alla socializzazione, allo sviluppo emotivo autonomo: sono tutti diritti del figlio che nessuna scelta genitoriale, per quanto motivata dall’amore, può comprimere.
Cosa fare se sei in crisi di coppia
Affrontare una separazione con figli richiede preparazione, strategia e una consulenza legale tempestiva. Aspettare o improvvisare può costare caro: le decisioni assunte nelle prime fasi del procedimento, sull’affido, sul collocamento, sulla casa, sul mantenimento, tendono a consolidarsi nel tempo e sono difficili da modificare.
Lo Studio Legale Salata assiste coppie e famiglie in tutte le fasi della crisi coniugale, dalla separazione consensuale al giudizio contenzioso, con un approccio orientato alla tutela concreta dei tuoi figli e alla protezione dei tuoi diritti.